Bere vino al cinema

di Stefano Curone

BERE VINO AL CINEMA

di Stefano Curone

Isbn 979 12 82554 114

156 pp.

12,00 euro

Per info e ordini: ordini@edizionisabinae.com

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“Ci sono film che vanno visti. E film che vanno sorseggiati”.

C’è un filo invisibile che lega il tintinnio di un calice al buio di una sala cinematografica.
Bere vino al cinema di Stefano Curone è un viaggio appassionante e originale che attraversa la storia del grande schermo con il cavatappi in mano. Dai brindisi sfarzosi che celebrano la vita alle bottiglie solitarie che curano la malinconia dei protagonisti, il vino al cinema non è mai un semplice elemento di scena: è un personaggio aggiunto, un motore di storie, un rivelatore di segreti.
Tra aneddoti curiosi, scene cult analizzate sotto una nuova luce e accostamenti sorprendenti, questo libro invita cinefili ed enofili a mettersi comodi, abbassare le luci e godersi lo spettacolo. Perché ogni grande film, proprio come un grande vino, merita di essere degustato un sorso alla volta.

Stefano Curone (Genova, 1958), giornalista, ha lavorato per 35 anni in Rai, principalmente al TG1, vincendo il Premio Ilaria Alpi con lo speciale Tutti pazzi per Bollywood, dedicato al cinema indiano. Ha collaborato con il quotidiano “Il Lavoro”, poi con le riviste “Segnocinema” e “Cineforum”. Ha condotto programmi radiofonici, ideato rassegne cinematografiche, organizzato mostre di pittura e di fotografia. Ha collaborato ai volumi Mimmo Rotella. Effaçage (2005), Gianni Berengo Gardin. Antologia (2008) e curato il catalogo Gianni Berengo Gardin – Elliott Erwitt. Nei luoghi di Piero della Francesca (2010). Ha pubblicato per Edizioni Sabinae i volumi Lo schermo dipinto. Storia della pittura al cinema, da Giotto a Warhol (2024) e Fritz Lang. Maestro del cinema Noir (2025).

 

Introduzione di Stefano Curone:

Il cibo nutre il nostro corpo, ma anche il nostro immaginario. Lo testimoniano le cospicue rappresentazioni visive di cibi e bevande, dall’antichità ad oggi, dalla pittura al cinema. Lo scopo di questo progetto editoriale, “Il sapore delle immagini” è quello di ricostruirne il percorso figurativo attraverso la produzione cinematografica, descrivendo i film più gustosi, è il caso di dirlo, dedicati all’argomento. Data la gran mole di titoli legati al mondo della tavola, si è scelto di suddividerne la trattazione in tre volumi: “Bere vino”, “Cucinare” e “Pranzare” al cinema.
Il nostro viaggio comincia dal vino, perché il suo ruolo nel cinema non è mai stato analizzato specificamente. Eppure il vino è, insieme al pane, il simbolo stesso della nutrizione ed uno fra i prodotti più antichi creati dall’uomo, probabilmente undicimila anni fa, oltre ad assumere profondi significati spirituali in molte civiltà, dal culto di Dioniso al cristianesimo, che lo lega al sangue di Cristo. Nell’accezione più moderna e laica del suo consumo, il vino rappresenta un elemento essenziale di ogni buon pasto, un emblema della convivialità e un’eccellenza assoluta della cultura alimentare.
La saggistica, fino ad oggi, ha analizzato i rapporti fra il cinema e la cucina privilegiandone gli aspetti più propriamente gastronomici e sfornando, anche qui è il caso di dirlo, ricettari o elenchi di cibarie. Il nostro obiettivo è totalmente diverso: concentrare l’attenzione sul racconto filmico, analizzando non le caratteristiche dei piatti che appaiono sullo schermo, ma la loro funzionalità narrativa e le modalità della loro raffigurazione.
Assume particolare rilevanza, in questo contesto, l’interrelazione fra il linguaggio cinematografico e quello pittorico, il quale ultimo ha celebrato e consolidato l’immagine del cibo a partire dall’antichità classica, come dimostrano i primi significativi esempi a noi pervenuti, risalenti alla civiltà romana. Il trionfo del cibo come soggetto pittorico avviene nel Seicento, con l’affermazione di un genere di successo, la natura morta, all’interno di un percorso che non conosce interruzioni, fino ad approdare alla Pop Art e all’Iperrealismo. Emerge da queste considerazioni l’esigenza di individuare ed illustrare i riferimenti pittorici presenti nei film descritti in questa rassegna, qualora risultino funzionali alla costruzione di inquadrature, ambienti o situazioni narrative. In tal modo si intende analizzare l’universo figurativo proposto da ogni film nella sua interezza, chiarendo il nesso, spesso inscindibile, esistente tra fonti iconografiche e realizzazione cinematografica.
Per quanto riguarda il vino, la sua presenza sul grande schermo è tutt’altro che sporadica. Pur riducendo la cernita, o per meglio dire la vendemmia, ai film più strettamente correlati all’argomento, e limitandola ai lungometraggi di fiction, la raccolta effettuata comprende oltre quaranta titoli. La scelta non è basata su un criterio qualitativo, né aspira ad essere esaustiva, anche per l’irreperibilità di alcuni film, ma è indicativa delle tendenze espresse dalla produzione cinematografica in questo ambito.
Dal punto di vista tematico, assume grande rilievo l’abuso alcolico, illustrato in tutte le sue declinazioni, dalla tragedia dell’etilismo agli aspetti comici dell’ebbrezza. Molti film sono tratti da opere letterarie, soprattutto statunitensi, tanto che si è reso necessario descriverli in un capitolo a parte. L’altro argomento preminente emerso da questa ricerca è il valore identitario del territorio, che da sempre lega il vino al viticoltore e alle sue vigne. Il dato più sorprendente riguarda la provenienza dei film. Sarebbe lecito attendersi un primato di Italia e Francia, Paesi di straordinaria tradizione vinicola, che detengono saldamente il primo e secondo posto della produzione mondiale. E invece no, Italia e Francia appaiono come due belle addormentate, sonnecchianti tra i filari dei loro prestigiosi vigneti. A prevalere, con oltre due terzi dei titoli, è il cinema di Hollywood, ben più perspicace nel comprendere le potenzialità di un settore che, da almeno mezzo secolo, fa tendenza, produce mode e stili di vita, promuovendo il vino di qualità al ruolo di status symbol.
Nel testo vengono elencate tutte le bottiglie mostrate o evocate dai film descritti, indicandone le zone di provenienza e, ove vengano specificate, le aziende produttrici. Il vino che appare con più frequenza sul grande schermo è, di gran lunga, lo Champagne, che simbolizza meglio di qualunque altra bevanda, non solo al cinema, la voglia di leggerezza e la gioia di vivere. In questa classifica virtuale troviamo, nelle posizioni a seguire, due vini rossi, rispettivamente il Merlot e il Pinot Noir, poi un bianco, lo Chardonnay. In totale sono una novantina i vini citati dai nostri film, che comprendono molte delle eccellenze enologiche mondiali.
Questo volume propone, prima di tutto, un viaggio alcolico, tra calici di rosso, di bianco e di bollicine, capaci di scatenare sul grande schermo i drammi più intensi o le risate più pazze. Tante storie, spesso lontanissime fra loro, ma accomunate dagli effluvi ammalianti del vino. Non si tratta soltanto di una bevanda straordinariamente piacevole o di un fattore di riconoscimento storico e culturale, sembrano dirci questi film: il vino è uno specchio della nostra anima.

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