Dopo la fine

Maria Evelina Buffa

DOPO LA FINE

Maria Evelina Buffa

Isbn 979 12800 23 971

15,00 euro

Uscita gennaio 2026

Per ordini e info: ordini@edizionisabinae.com

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La perdita di un figlio. Come si sopravvive ad un’esperienza così devastante. Come ci si trasforma? Cosa si diventa, che cosa resta della nostra personalità di “prima”? E che aspetto assume, agli occhi di una madre, il mondo esterno. La famiglia, gli amici, la gente, ma anche i luoghi, gli odori, i colori, le stagioni? C’è ancora spazio per altri dolori o rimpianti, per nuove gioie o speranze, per un futuro? Ricordi da reinterpretare, un presente da ricostruire, un futuro da reinventare; il libro ci parla della morte, ma anche della vita, di disperazione ma anche di speranza, della prostrazione ma anche della volontà di riemergere. In due monologhi di ineguale lunghezza – teatrale il primo, il secondo in forma di diario – l’autrice ci fa penetrare nel suo mondo interiore, svelandoci, in una prosa asciutta e coinvolgente, di una lacerante sincerità, i suoi primi due anni di lutto.

Maria Evelina Buffa, attrice dall’età di vent’anni col nome d’arte di Evelina Nazzari, scrittrice per caso e per necessità, ha pubblicato, oltre a Dopo la fine e sempre con le Edizioni Sabinae, il libro fotografico Amedeo Buffa in arte Nazzari, Fratelli d’arte (con Silvia Toso) e Memorie a brandelli. Con le edizioni IkonaLìber il volume Altrove, due atti unici (Torna fra nove mesi e Il viaggio di Carlotta). Ha inoltre partecipato, con un racconto, all’opera collettiva E lieve sia la terra (Textus), in ricordo delle vittime del terremoto de L’Aquila.

 

Introduzione

“La vita, così priva di me”. Leonardo C.

Ecco… In queste pagine sono racchiusi, in parte, due anni di lutto. I primi due anni, o poco più, dopo la partenza di mio figlio. La parola morte è difficile da associare alla parola figlio. A lungo mi sono chiesta se ciò che ho scritto per un’esigenza personale potesse interessare altri che me. Poi, nel tempo, è cresciuto il bisogno di condivisione, non sentirsi soli può aiutare. Ho cercato di raccontare il crollo quasi totale di punti di riferimento e il goffo tentativo di risollevarsi, di raccogliere i simbolici quattro stracci per tentare di ricominciare. Un’altra esistenza, però. Il primo anno ha dato vita ad un monologo scritto quasi per caso, che lentamente ha preso forma e che mi era impossibile non scrivere. Spesso mi capitava di dover rientrare velocemente per scaraventare la disperazione da qualche parte, fuori da me. Il secondo anno la necessità non era scemata. Ho quindi 7 continuato, sotto forma di diario di bordo scandito dalle città in cui mi trovavo, a scrutare ciò che mi accadeva internamente e a osservare la mia percezione del mondo circostante. Sperando di allontanare il dolore, almeno per un po’. Ecco, questo è il mio percorso fin qui.

 

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