Moccoletti romani

di Mario Verdone

MOCCOLETTI ROMANI

di Mario Verdone

Pag. 296; ill.

Formato: 14×21 cm.

Isbn  978 8898 623 624

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Il volume viene rieditato in occasione del Centenario della nasciata di Mario Verdone.

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“Sono saggi che descrivono con un punto di vista arguto e non convenzionale i grandi “episodi” della vita culturale dell’Urbe, dalla “Corsa dei Barberi” di via del Corso che si disputava alla fine dei Carnevali ottocenteschi, ai grandi film realizzati a Cinecittà, il cui simbolo immortale è Federico Fellini. Il titolo Moccoletti romani allude alla festa di Carnevale, più volte documentata da illustri viaggiatori stranieri come Goethe, Dickens e Millet come un tripudio di luci che illuminavano la notte successiva alla corsa dei barberi in via del Corso e che segnavano l’apice e la morte del carnevale al grido di “Mora ammazzato chi non porta il moccolo!” Era un augurio bonario e affettuoso che invitava il pubblico al gioco dello spegnimento della candela o del lume della lanterna”.

(dall’introduzione di Luca Verdone)

 

dalla prefazione al libro:
“Festa dei moccoletti era chiamata a Roma l’ultima sera di carnevale, quando la gente accendeva nel passeggio lungo il Corso dei piccoli ceri e cercava di spegnere quelli degli altri.
È un gioco ricordato da molti visitatori stranieri divertiti nel vederlo e nel parteciparvi. Festa popolarissima, metteva in allarme nell’Ottocento la polizia papalina, timorosa di sommosse liberali: ma non venne impedita nemmeno come ricorda in più di un sonetto il Belli in quel famoso 1837 quando si vietò l’uso delle maschere per evitare disordini politici. Moccolo richiama, inoltre, nel linguaggio corrente situazioni e significati scherzosi (reggere il moccolo, ad esempio) e sta anche ad indicare, per antifrase ironica, bestemmia ed insulto.
In bocca romana il moccolo, in tal caso, più che esprimere aggressività, come accade in varie parlate dialettali, sembra quasi stemperarla; diventa sovente interiezione confidenziale che definisce e sottolinea rapporti amicali e di simpatica convivialità”.                                                                                                                                                                      (Tullio Tentori)

 

Mario Verdone nacque ad Alessandria il 27 luglio 1917 e nonostante le modeste disponibilità familiari, riuscì a completare gli studi presso il Liceo classico senese e ad intraprendere quelli universitari, laureandosi una prima volta in Giurisprudenza con Norberto Bobbio, affrontando una tesi in Filosofia del diritto nell’anno accademico 1939-40, e una seconda volta in Scienze Politiche con Andrea Rapisardi Mirabelli, discutendo una tesi in Storia delle dottrine politiche nell’anno accademico 1941-42. Dopo un breve periodo di impiego nella segreteria del direttore amministrativo dell’Università di Siena, nell’agosto 1941 Mario Verdone si trasferì a Roma, dove avviò un’intensa collaborazione con le principali testate di argomento cinematografico (tra cui Bianco e nero e Cinema) pubblicando articoli, saggi e studi anche per molti anni a venire. Fu docente di Storia e Critica del Cinema nonché studioso di tutte le forme d’arte e di spettacolo. Dagli anni cinquanta intraprese la carriera universitaria con corsi liberi di “filmologia”, in vari atenei e in sinergia con il lavoro al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 1965, per primo conseguì in organizzazioni internazionali l’innovativa Libera Docenza di “Storia e critica del Film”. Era padre del noto attore e regista Carlo Verdone (che bocciò ad un suo esame), del regista Luca Verdone e della produttrice Silvia Verdone, moglie dell’attore Christian De Sica. Insieme a Roberto Rossellini fu anche direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia.

 

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INDICE

Introduzione di Luca Verdone
Prefazione di Tullio Tentori
Avvertenza di Mario Verdone

Biglietti di carnevale
Ricette per mascherate
Carne levare
La corsa dei barberi
I moccoletti di Martedì Grasso

Vita romana
«L’usanza der custume»
Il Pazzariello a Roma
Il sole nel carretto
I Beatles all’«Adriano»
Una domenica al cinema
Nasce una «Strenna»

Viaggiatori…
Il disegnatore della Grande Armata
Viollet-le-Duc ovvero “Bisogna aver visto Roma…”
L’India di Pascarella
Spicchi de Portogallo

…e pittori
Carriera romana dell’acquarellista Du Cros
Il paesaggio romano nei ritratti di Ingres
I Camuccini. Notizie biografiche su tre pittori
Idee sull’arte all’epoca di Vincenzo Camuccini
Le «impressioni di viaggio» di Cesare Biseo
G.P. Piranesi e Orson Welles
Scrittori
Gli occhi di Lucini su Roma
La Roma di Federigo Tozzi
Scontri con Roma di James Joyce
Trilussa e la «Baracca delle Favole»

Note belliane
Il Belli uomo di teatro
Le «Befane» del Belli
L’educazione visiva
I «soccorsi mentali»

Al cinematografo
Filoteo Alberini e La presa di Roma
Anton Giulio Bragaglia alla Cines
Piccola storia della Cines
I film dell’Agro Pontino
Neorealismo, un cinema che nasce a Roma
Cinema e dialetto
Storia di Cinecittà

Momenti e personaggi dello spettacolo
I giullari tra circo antico e moderno
Adelaide Ristori e il Belli
Armando Falconi Rubacuori della Cines
Garinei e Giovannini
Un sacco bello

Vita futurista
Roma futurista nella Bottega degli Indiavolati
Petrolini e i futuristi
Il Laboratorio Bragaglia
Thais
Antonio Valente architetto e scenografo

“Il Tempo”, 27 dicembre 2017:

il-tempo-27-12-2017

 

cover-mario-verdone

Qualche immagine della presentazione del 1 dicembre 2017 alla Fondazione Marco Besso, in collaborazione con il Gruppo dei Romanisti.

 

 

 

 

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