LA STANZA VUOTA - SINOSSI


Guido vive in una Realtà non sua. Esiste un Mondo che non gli appartiene. Lo capisce quando ha cinque anni, nel momento in cui comincia a sognare la Stanza Vuota, un luogo che nei suoi incubi lo bracca e lo imprigiona condannandolo alla perdizione.

Giovanni - Johnny - Ruti, invece, può tutto e nei propri sogni lui è il Governante. Un uomo venuto dal cielo per imporsi sul Mondo, spazzando via chiunque osi opporsi.

Per fermare la sua ascesa nel sangue, Guido, ormai ragazzo, assume l’identità di Nuvola ed entra a far parte degli Eletti, un gruppo di ribelli che per le loro azioni sovversive si ispirano al codice morale di un’antica civiltà.
È così che inizia il viaggio delle Nuove Comete di Villa di Giada, un tragitto oscuro e impervio che porterà alla scoperta di un universo corrotto, e all’origine di tutte le cose…


DIEGO ALTOBELLI


Si è laureato in Lettere, indirizzo Cinema e Spettacolo, all’Università di Roma “La Sapienza”.
Dal 2004 scrive di cinema per le riviste Tempimoderni e Filmup. Appassionato di fumetti, dopo aver conseguito un diploma di sceneggiatura, ha pubblicato alcune storie sia in Italia che all’estero.
Dal 2005 ha aperto una collaborazione con la redazione internet di Rai International, per la quale cura le sezioni cinema e radio.
Attualmente sta lavorando al suo secondo progetto.



Titolo: LA STANZA VUOTA

Biografia di un uomo invincibile

Autore: DIEGO ALTOBELLI

Prezzo: € 14,90

Dati: Luglio 2008 430 pp.

Collana: Pagine Nuove Narrativa

ISBN 978-88-96105-00-9

INTERVISTA A DIEGO ALTOBELLI

Come nasce “La Stanza Vuota”?

Avevo un sogno ricorrente quando ero piccolo. Un incubo che mi vedeva rinchiuso in una stanza vuota e buia da cui non riuscivo a uscire. L’ho continuata a sognare fino all’età di quindici, sedici anni: mi ricordo che alla fine sognai sia il suo significato che il presunto motivo della mia presenza lì e dopo non la sognai più, scomparve. Questo romanzo nasce dalla volontà e dal bisogno di raccontare cosa era quel sogno e cosa ha rappresentato per me e nella mia vita.


Il romanzo ha quindi connotazioni biografiche?

In parte, direi, ma non volevo raccontare una storia priva di fantasia e di situazioni fantastiche. Ovviamente, essendo il mio primo scritto lungo, mi sono ispirato a cose che ho vissuto in prima persona, ma direi che è solo una parte della verità. Tutto il romanzo gioca sulla doppia visione di Guido che da quando è piccolo fino a quando diventa adulto vede e vive, in modo tangibile e significativo, due realtà distinte eppure collegate tra loro: la prima come Guido, un bambino con un trauma legato alla famiglia; la seconda come Nuvola, una specie di supereroe che si ritrova in mezzo a due “fuochi”, il mito di Agarthi e la venuta del cosiddetto Governante, ovvero Giovanni Ruti.

Proprio sulla componente fantastica: come nasce Agarthi e perché l’idea di descrivere le gesta di eroi mascherati?

Agarthi è un mito realmente esistente e rintracciabile in molti libri di esoterismo e archeologia. Inizialmente non avevo pensato ad Agarthi né a nessun’altra civiltà scomparsa come Atlantide o Natzca. Quando però la trama mi ha “presentato” il mito degli Eletti e i “mascherati” ho sentito il bisogno di ricorrere a un antico mito che in qualche modo giustificasse, anche a livello religioso, le loro gesta. Ho pensato che dovevano credere in qualche cosa, quindi sono ricorso ad Agarthi: un mito che mi ha sempre affascinato e che si sposava bene con la storia che volevo raccontare. I cosiddetti “mascherati” invece sono sempre stati nella mia mente. Ho sempre fantasticato sul possedere un’identità mascherata e combattere il crimine. Ho dato corpo a una fantasia infantile che, da amante dei fumetti, ho sempre avuto dentro di me.


Come mai la scelta di raccontare la storia in prima persona?

Pur essendo un racconto fantastico, dove descrivo una Roma che non esiste e narro le gesta di eroi mascherati, volevo rendere il racconto verosimile. Raccontarlo in prima persona mi è sembrata l’idea migliore. In qualche modo legittimava il racconto come fosse tutto vero.

Il romanzo dimostra di avere parecchi spunti di riflessione e di possedere una sua “visione d’insieme” articolata. Non ha pensato che il rischio potesse essere quello di raccontare troppe cose e andare, come si dice, fuori tema?

Ho ragionato a lungo su ogni passaggio narrativo inserito e ogni personaggio introdotto. Credo che alla fine del romanzo si abbia la sensazione che ogni cosa messa nel racconto sia stata inserita con uno scopo preciso. Dall’inizio il lettore potrebbe sentirsi disorientato, ma proseguendo la lettura ne capirà il senso più ampio del libro. E’ una storia di crescita e formazione, e queste cose, nella vita di una persona, avvengono sempre in modo complesso.


E’ vero che il romanzo nasconde un “segreto” alla fine?

Sì, è vero. Ma naturalmente non posso dire nulla… Solo che ho sì raccontato una storia fantastica ma non ho mai detto che questa non sia accaduta!

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